Aloe e generi correlati: la rivoluzione incomprensibile

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Aloe e generi correlati: la rivoluzione incomprensibile

Messaggioda cmr » 05/05/2015, 9:52

Aloes and related genera: incomprehensible revolution.
Aloe e generi correlati: la rivoluzione incomprensibile

CARLO MARIA RICCARDI*
*coltivatore di aloe e generi correlati – e-mail: riccardi.carlomaria@alice.it


"Una rosa, è una rosa, è una rosa." G. Stein - 1913 - Sacred Emily.

Ogni giorno possiamo leggere un nuovo sistema di classificazione del genere Aloe L. e generi correlati: Haworthia Duval, Gasteria Duval, Astroloba Uitewaal, Poellnitzia Uitewaal, Chortolirion Berger.

Naturalmente ognuno di questi nuovi sistemi di classificazione afferma che molti sentivano la necessità di questa revisione o che la precedente non teneva conto di recenti scoperte o che la ricerca genetica deve aiutare a far luce sui “reali” rapporti di parentela tra piante, o, o, etc., etc.

Secondo gli autori, tutti stavano aspettando questa, o la prossima revisione, tutti tranne le migliaia di veri appassionati di questi generi.
Proviamo ad analizzare alcune di queste nuove classificazioni e, per farlo, cominciamo a definire quale deve essere l’utilità di una classificazione.
La classificazione nasce negli uomini dall’ esigenza di catalogare, riunire, cose simili tra loro, per poterle successivamente gestire in modo corretto.

Il primo ad aver affrontato in modo scientifico questo tema nel Regno vegetale fu Linneo nel 1753, basando il suo studio sulla morfologia delle caratteristiche sessuali della pianta. Riferito al genus Aloe L., il primo che si occupò di classificare e ordinare questo grande e complesso genere fu A. Berger nel 1908.
Mi piace immaginare A. Berger in una grande stanza, dietro ad un grande tavolo e tutte le aloe conosciute fino a quel momento disposte davanti a lui. Credo che fosse spaventato dal lavoro che lo aspettava!

Partendo dalla prima definizione (il genus) Aloe, incominciò a raggruppare le piante basandosi sulle loro caratteristiche morfologiche più evidenti.
Notò subito una strana aloe, A. haworthioides – Baker, che si distingueva tra tutte le altre e per essa creò una sezione: Aloinella. Successivamente, tutte le aloe che avevano le foglie che ricordavano l’erba, furono riunite assieme e inserite in un’altra sezione: Leptoaloe.

Un piccolo passo era stato fatto ma c’erano ancora molte altre aloe da sistemare e molte erano simili tra loro. Vide, però, che il suo lavoro stava andando nella giusta direzione e con la stessa logica e la stessa passione prese a raggruppare e suddividere le aloe che rimanevano, completando con successo il lavoro.

Perche Berger decise di lavorare in questo modo? Sono certo che si pose la domanda fondamentale che chi fa classificazione dovrebbe farsi, ed è: se una aloe viene raccolta in habitat, quali sono le chiavi che posso offrire, per poter inserire nella casella giusta questa pianta, affinché possa identificarla con facilità? Addirittura, se non dovesse rispondere a nessuna delle chiavi offerte, potrebbe trattarsi di una nuova specie!

Ma questo non è il modo di ragionare dei nuovi classificatori. Forse, credono che i cacciatori di piante vadano in giro con un laboratorio di analisi al seguito!

Alcuni anni dopo, nel 1950, G. W. Reynolds nella sua monografia sulle aloe del South Africa, riprende e aggiorna il lavoro di Berger, ma complicando in alcuni casi, le chiavi di classificazione.
I due libri più famosi e recenti sul genus Aloe, proprio per l’esigenza di venire incontro a chi ha la necessità di riconoscere e classificare correttamente le aloe, offrono una chiave di lettura assai semplice, molto pratica, basandola completamente sulla morfologia della pianta.

B.E. Van Wyk e G. Smith creano 10 gruppi: 1-Tree aloes; 2-Single stemmed aloes; 3-Multistemmed aloes; 4-Rambling aloes; 5-Creeping aloes; 6-Stemless aloes; 7-Speckled aloes; 8-Spotted aloes; 9-Dwarf aloes; 10-Grass aloes.

E, ancora, la stessa chiave di classificazione, ossia l’aspetto morfologico della pianta, caratterizza quello che doveva essere una pietra angolare nella classificazione del genus Aloe e che adesso, dopo solo 4 anni dalla sua pubblicazione avvenuta nel 2011, ha già bisogno di essere aggiornato secondo le nuove teorie. Venivano proposti 10 gruppi da Carter, S., Lavranos, J.J., Newton, L.E. & Walker, C.C : A-Grass aloes; B-Maculate aloes; C-Stemless aloes (in small clumps, flower stems few-branched); D-Stemless aloes (in small clumps, flower stems multi-branched); E-Stemless aloes (in large clumps, flower stems few-branched); F-Stemless aloes (in large clumps, flower stems multi-branched); G-Pendulous or sprawling aloes; H-Shrubby aloes (flower stems few-branched); I-Shrubby aloes (flower stems multi-branched); J-Tree aloes.

Con queste chiavi di classificazione, una passeggiata in habitat alla ricerca di aloe, diventa molto facile e istruttiva!

Oggi sono arrivati i cacciatori (e classificatori) di piante in camice bianco e le loro teorie, anziché facilitare e guidare l’opera di classificazione di questi elusivi generi, hanno avuto per risultato l’ aver complicato e reso inutile il lavoro dei loro predecessori, veri appassionati. Sinceramente, nessuno ne sentiva il bisogno.

Già nel 2009 un primo colpo al solido sistema di classificazione di questi generi, fu dato dal APG che trasferiva l’intera famiglia delle Asphodelaceae in Xanthorrhoeaceae, pur tra qualche incertezza. Perchè?

E’ da tempo che la parentela tra le A. dichotoma Masson, A. pillansii Guthrie e A. ramosissima Pillans è nota, pur restando alcune differenze morfologiche che le contraddistinguono; ma come fare a inserire arbitrariamente in questo nuovo genus Aloidendron - (A.Berger) Klopper & Gideon F.Sm., altre aloe, A. barberae Dyer, A. eminens Reynolds & Bally, ecc., lontane migliaia di kilometri dall’habitat delle precedenti? Basta aggiungere alla descrizione-tipo “…with an outlier species in Somalia.”

Questo è sufficiente per creare un genus e inserire piante al suo interno? Credo di sì, perche in un altro caso si sono ripetuti.

Volete sapere come si fa a far confluire il genus Poellnitzia in Astroloba? E’ sufficiente aggiungere alla descrizione del genere Astroloba la frase: “Flowers tubular, straight, ascending, usually < 15 mm long and brownish or whitish, rarely longer and reddish…” Qualcuno ha mai visto una Astroloba con i fiori “…longer and reddish”?

Se nella descrizione-tipo della famiglia dei cani, Canidae - Gray, 1821, aggiungo che possono avere le unghie retrattili, questo sarebbe sufficiente a far confluire in esso la famiglia dei gatti, Felidae – Waldheim, 1817?

Se tutto questo è assurdo, questa frase è ancora peggiore: “…and it appears that flowers are rather less than ideal reflectors of relationship among groups of alooids.” Con questa frase si cancella tutto il lavoro di C. Linneo.

E perché hanno sentito il bisogno di riportare in vita vecchie nomenclature superate? Solamente per poter scrivere il loro nome dopo quello di una pianta?

Che piante inserire nel genus Kumara Medikus, 1786 con A. plicatilis (L.) Miller e A. haemanthifolia Berger & Marloth? La A. suprafoliata Pole-Evans potrebbe essere considerata la prima pianta “trans-genus”: nella forma giovanile appartiene al genus Kumara e, quando adulta, al genus Aloe! Ancora più misteriose sono la creazione del genus Tulista Rowley, in cui far confluire alcune aloe e alcune haworthia abbastanza diverse tra loro e l’elevazione al rango di genus di un gruppo subspecie del genus Haworthia, Haworthiopsis Rowley, e la segregazione ed elevazione a rango di genus di alcuni gruppi di aloe: Gonialoe Boatwright & Manning, Aristaloe Boatwright & Manning, Aloiampelos Klopper & Smith.

Tutto questo sconvolgimento viene giustificato da ricerche genetiche e dalla creazione di cladogrammi che le avallano.
E questi studi ancora non hanno interessato le aloe del Madagascar - più di 100 specie molto diverse tra loro per creare 100 genus diversi? will be reinstated again the genus Lomatophyllum - Willdenow, 1811? I would like to propose the creation of the new genus, Kumaropsis Riccardi, 2015(!), in cui far confluire A. argyrostachys Lavranos, Rakouth, McCoy, A. calcairophyla Reynolds, A. compressa Perrier, A. parallelifolia Perrier, quelle della penisola araba e tutte le altre aloe africane.

E’ nota da molto tempo la sottile differenza che intercorre tra il DNA dei topi, dei maiali, dei primati e dell’Homo sapiens: just a few point per cent.
Aspetto la creazione di un nuovo “super-genus” che comprenda tutti questi simpatici animali!


REFERENCES

Berger, A. (1908). Liliaceae-Asphodeloideae-Aloineae. In: Engler, H.G.A. (ed.) Das Pflanzenreich
IV. 38. III, II. Engelmann, Leipzig.

Carter, S., Lavranos, J.J., Newton, L.E. & Walker, C.C. (2011). Aloes, the Definitive Guide. Royal
Botanic Gardens, Kew.

Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (2014).
Interpretation and implementation of the Convention Species trade and conservation
Standard nomenclature – Revised nomenclature for Aloe.
http://cites.org/sites/default/files/en ... 1-20-2.pdf

Grace, O.M., Klopper, R.R., Smith G.F., Crouch, N.R., Figueiredo, E., Rønsted, N. & Van Wyk,
A.E. (2013). A revised generic classification for Aloe (Xanthorrhoeaceae subfam. Asphodeloideae). Phytotaxa 76: 7–14.
http://www.biotaxa.org/Phytotaxa/articl ... 76.1.2/111

Lane, S.S. (2004). The Aloes of Malawi, Umdaus Press
Linnaeus, C. (1753). Species Plantarum 1. Impensis Laurentii Salvii, Stockholm.

Manning, J., Boatwright, J.S., Daru, B.H.(2013). Aloe and goodbye: a new evolutionary
classification of the alooids. Alsterworthia International. Vol. 14. Issue 2.
https://barnabasdaru.files.wordpress.co ... orthia.pdf

Rauh, W. (1995/98). Succulent and xerophytic plants of Madagascar, vol. 1 & 2, Strawberry Press

Reynolds, G.W. (1950). The Aloes of South Africa. Aloes of South Africa Book Fund, Johannesburg.

Reynolds, T. ( 2004). Aloes, the genus Aloe, CRC Press

Riccardi, C.M. (2013). Aloes, the surprises keep on coming, Cactus & Co. XVII-1-2013
https://dl.dropboxusercontent.com/u/157 ... ccardi.pdf

Rothmann, S., (2004). Aloes, aristocrats of Namibian flora, St. Promotions

Russo, L. (2004). The succulent plants of East Africa, Lucio Russo Ed.

The Angiosperm Phylogeny Group (2009). An update of the Angiosperm Phylogeny Group.
classification for the orders and families of flowering plants: APG III
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1 ... 0996.x/pdf

Vinciguerra, A., Riccardi, C.M., Butler, A. (2009/12). The Garden of Aloes - An invaluable gift.
http://www.lamortella.org/en/garden/hil ... n-of-aloes

van Wyk, B.E., Smith, G.S. (1996).Guide to the Aloes of South Africa, Briza Publications.

West, O. (1992). Aloes of Zimbabwe, Bundu Series, Longman Zimbabwe

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Re: Aloe e generi correlati: la rivoluzione incomprensibile

Messaggioda Mariangela » 06/05/2015, 10:42

Prima di tutto, Carlo, permettimi di complimentarmi per la tua preparazione e per come hai esposto l'argomento.
Le rivoluzioni incomprensibili riguardano, ahimè, anche molti altri generi. Ormai sembra che morfologia e ecologia contino come il "due di picche". :cry:
Tutto si basa sulla filogenetica, che peraltro, da quel che ho capito, è anch'essa "interpretabile", perciò non esattamente esatta.
Dovremmo farci spiegare da qualche grande maestro.

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Re: Aloe e generi correlati: la rivoluzione incomprensibile

Messaggioda cmr » 09/05/2015, 0:18

Innanzitutto, grazie per i complimenti: fanno sempre piacere!
Non so cosa stia succedendo nelle stanze dei laboratori dei giardini botanici e se la causa di tanta passione per lo sconvolgimento delle cose sia da imputare al buco nell'ozono o, ancora e piu semplicemente, a una smisurata mania di protagonismo.
Anche se nel caso del "nostro" Rowley, quest'ultima affermazione non avrebbe senso, la sua "Tulista" è quanto di piu arduo da concepire.
E ancora non è finita.
Un uccellino mi ha detto che stanno cercando il modo di far confluire Sansevieria in Dracena. Con due righe e tre numeri creeranno un bel cladogramma e dimostreranno che una sansevieria è esattamente una dracena.
Prepariamo dei nuovi cartellini molto grandi...
Carlo.
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