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Commento |
Uffa, ecche noia 'sti Semprevivi, qualcuno potrà
pensare.... Forse potrebbe aver ragione ma in fondo è una delle specie che
prediligo ed è quindi normale che faccio di tutto per averne tutta la
documentazione disponibile da leggere nelle giornate invernali buie e fredde....
Ed è per questo che ho cercato questo fascicoletto.. Sul genere Sempervivum
e Jovibarba poco si è detto e poco si è scritto, l'unica monografia su
questo genere risaliva al 1932 con il lavoro di Praeger, lavoro che oltre a
risultare datato risulta anche incompleto in quanto dal 32 al 73 (data di
stesura del fascicolo) le specie di semprevivi sono quasi raddoppiate.
Proprio per colmare questa lacuna Mitchell nel 1973 ha pubblicato (tramite
la Sempervivum Society ora "estinta") questo suo lavoro indirizzato ai
pochi, pochissimi amatori del genere.
Non è un libro come quelli a cui siamo abituati anzi non è proprio un libro
ma un fascicolo di oltre 44 pagine, con 12 foto a colori (anche se non
proprio di qualità eccelsa). Il punto forte di questa pubblicazione non è
nella veste grafica (chi ha letto qualche numero del Sempervivum Society
Journal lo saprà bene) ma nel contenuto testuale e nel gran numero di
informazioni utili.
Ed è stato cosi che, dopo un primo momento iniziale di scoramento dovuto al
formato, ho cominciato a leggere il lavoro....
Dopo alcuni cenni sulla distribuzione geografica, sulla propagazione, sulla
coltivazione e sui parassiti e malattie si passa alla descrizione delle
varie sp. (35)di sempervivum, quindi alle sp di Jovibarba (5) e agli ibridi
Naturali (12) e "artificiali" (17). Per ogni sp/ssp/cv è riportata una
descrizione della pianta, le eventuali differenze con altre piante simili e
la zona di distribuzione. Chiude il fascicolo una chiave al riconoscimento
delle specie trattate e un glossario dei termini usati nel suo interno
corredato di una tavola con la forma delle foglie (e si capisce il perché
consultando il testo)....
Dicevo, dopo una fase di scoramento ho iniziato a leggere il lavoro e mi
sono trovato davanti ad un lavoro ben fatto e abbastanza completo al quale
la presenza di numerose foto avrebbe aggiunto ben poco. Le descrizioni sono
ben fatte e non nascondo che mentre lo leggevo pensavo alle mie montagne e
ai semprevivi che vi si trovano.
Non si trova in questo testo accenno alcuno al fatto che tali varietà siano
tetraploidi o diploidi (come in molti articoli letti) perchè in fondo per
chi cerca di identificare queste piante non ha nessun giovamento da queste
informazioni.
Purtroppo il lavoro non è proprio recente e il fatto che negli ultimi 28
anni non siano state fatte pubblicazioni su questo genere mi dispiace molto.
Oltre a questo fatto il testo risulta abbastanza difficile da trovare anche perchè la Sempervivum
Society è stata chiusa molti anni fa e trovare sia i numeri dei suoi
bollettini che le sue pubblicazioni è dura (anche se in Internet si trovano
alcune traduzioni elettroniche). |